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| Giovedì 04 Giugno 2009 19:17 | |
| "Dopo anni di censure e silenzi è giunta l'ora della giustizia e quindi dei risarcimenti economici per i tanti militari rimasti vittime dell'esposizione all'uranio impoverito". Lo dichiara Francesco Palese, responsabile del portale Vittimeuranio.com, con il quale segue la vicenda dal 2000, e portavoce del movimento Salento Libero Regione per il quale è candidato nel collegio di Acquarica, Presicce, Salve, Morciano e Patù alle elezioni provinciali con Gabellone Presidente. "In Italia - ricorda Francesco Palese - sono 250 i militari morti e 1991 quelli malati, secondo i dati forniti dal Goi (Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare). Nella provincia di Lecce sono stati in tre a perdere la vita, si tratta di Andrea Antonaci scomparso nel 2000, Alberto Di Raimondo (2005), Giorgio Parlangeli (2007). Uno in provincia di Taranto, Roberto C. (2007), uno in provincia di Brindisi, Crescenzo D’Alicandro (1996) e uno in provincia di Foggia, Corrado Di Giacobbe (2001). I reduci dalle missioni all'estero malati residenti nella nostra regione sarebbero almeno una ventina.""A queste vittime - spiega Palese - saranno destinati i 30 milioni di euro stanziati in precedenza dal Governo Berlusconi. Lo scorso 6 maggio è infatti entrato in vigore il Decreto del Presidente della Repubblica n. 37 del 3 Marzo 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 Aprile 2009. Con questo decreto è stato emanato il regolamento di attuazione della legge numero 244 del 24 dicembre 2007 che definisce i termini e le procedure per la presentazione delle domande e il riconoscimento del danno per esposizione ad uranio impoverito". "La legge - continua Palese - prevede che possono godere del risarcimento i militari in servizio o in pensione che, a partire dal 1 gennaio 1961, abbiano usato o custodito munizionamento con uranio impoverito, sia in zone di missione o di operazione all’estero, che in poligoni di tiro o depositi in Italia, e civili che abbiano volontariamente prestato la loro opera all’estero in zone di missione militare e cittadini italiani che siano venuti a contatto con munizionamenti o risiedono e abitano vicino a poligoni di tiro o depositi. Naturalmente hanno diritto anche i familiari di militari scomparsi, coniuge e figli, ma stranamente non i genitori". Positivo il commento dell'avvocato pugliese Bruno Ciarmoli, del Foro di Bari, che assiste diversi familiari in Puglia e non solo, secondo il quale "dopo la sentenza dello scorso dicembre che ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento di oltre 500mila euro nei confronti di un militare toscano, si fa un ulteriore passo avanti verso la verità e il riconoscimento di diritti sacrosanti." |


