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| Una provincia che cambia volto. Le urne, al di là di quello che sarà il governo dei prossimi cinque anni, che presiederà Palazzo dei Celestini, consegnano un’assise consigliare profondamente rinnovata, con nuovi volti e poche riconferme. Occorre fare una doverosa premessa: finché i giochi non sono fatti, sarà difficile pronosticare esattamente chi entrerà in consiglio, ma grosso modo si possono fare già delle prime ipotesi. La differenza sta tutta in chi siederà tra i ventidue banchi di maggioranza e nei quattordici di opposizione. Nel centrodestra, il Pdl sembra quasi certo di assicurarsi già sei consiglieri: Gianni Marra, sindaco Squinzano, è quello che ha raccolto la percentuale più importante ed esaltante, sfiorando nel proprio collegio quota 30%; la prima vera riconferma arriva da Maglie, dove Ernesto Toma, consigliere provinciale ritorna con successo a Palazzo dei Celestini, augurandosi questa volta, però, di spostarsi di posizione: il suo, a tutti gli effetti, appare il risultato migliore, perché se è vero che il collegio di Maglie, chiaramente filofittiano, doveva essere sulla carta assicurato, era anche altrettanto incontestabile che i leoni da cui difendersi erano particolarmente agguerriti e, cioè, Mario Chirilli, fratello dell’ex sindaco, per l’Udc, e Sergio Blasi, big del Pd; grande risultato anche per Silvano Macculi, presidente in carica dell’Ato Le 2 e sindaco uscente di Botrugno, che sfiora le quattromila preferenze, risultando nella sua lista, il più votato; anche l’assessore in carica del comune di Lecce, Roberto Marti, dovrebbe entrare senza problemi in consiglio provinciale, e con lui Francesco Pacella, vicesindaco di Ugento, e l’uscente Pasquale Gaetani, per il collegio di Ruffano. Certo di un seggio anche Bruno Ciccarese, per la lista del presidente Gabellone, Progetto Provincia, nel collegio di Cavallino; per la Puglia prima di tutto, dovrebbero entrare quasi certamente Mino Miccoli di Squinzano, Pierluigi Pando di Copertino e Sandro Quintana di Gallipoli. Dovrebbero, perché poi entra in ballo la questione del risultato definitivo del ballottaggio: se Gabellone sarà il prossimo presidente della provincia, potrebbero entrare in consiglio per il Pdl, il sindaco di Matino, Giorgio Primiceri, Giovanni Stefano di Casarano, Salvatore Marcello Di Mattina per il collegio di Gallipoli, Francesco Cimino per Racale e Livio Nisi per Galatone. In attesa del responso definitivo, per la Puglia prima di tutto attendono sulla soglia di Palazzo dei Celestini Massimo Como di Campi salentina ed Antonio Renna di Racale. Invece, potrebbe entrare comunque in consiglio a discapito di un posto della Puglia prima di tutto, Stefano Minutello di Racale per la lista di Azzurro Popolare, che, però, conta di portare in consiglio anche due altri elementi: Tonino Rosato, per Salice, e il consigliere provinciale uscente nonché sindaco di Sogliano, Salvatore Polimeno. Per l’Udeur, posto prenotato da Paolo Merenda di Parabita, mentre l’ex assessore, Mario Pendinelli potrebbe rientrare a Palazzo dei Celestini per il Patto per il Salento, nel collegio della sua Scorrano. Stessa situazione in casa del centrosinistra, dove le ottime prestazioni di Cosimo Durante, sindaco di Leveranno, di Sergio Blasi, sindaco di Melpignano, di Alfonso Rampino, consigliere uscente di Trepuzzi, e di Gabriele Caputo ex vicesindaco di Casarano, assicurano al Pd quattro consiglieri certi, al di là del responso finale. In caso di vittoria di Loredana Capone, il Pd incrementerebbe la propria presenza con Roberto Schiamone di Campi Salentina, Sandrina Schito per il collegio di Copertino, Fabrizio Marra, coordinatore cittadino di Lecce, Carlo Rovito per Acquarica del Capo ed Antonio Giordano per Squinzano. Una postazione tocca a Salento c’è, prenotata da Giovanni Siciliano, per Nardò; mentre per l’Idv, dovrebbe entrare Gianfranco Coppola di Ugento; per i socialisti, posto assicurato per l’inossidabile Vittorio Potì, ritornato nuovamente sindaco di Melendugno; per la lista di Pellegrino, dovrebbe tornare in consiglio l’uscente Aurelio Gianfreda di Poggiardo, che potrebbe contemporaneamente entrare in regione, dopo la prossima uscita dello stesso Potì dal consiglio regionale. Per i Democratici e riformisti, posto prenotato da Fabrizio Cagnazzo di Leveranno, mentre grande risultato per la Sinistra per il Salento di Salvatore Piconese, nel collegio di Otranto. Rifondazione attende una collocazione per Antonio Vincenti del collegio di Tuglie. Se il risultato elettorale dovesse sorridere alla Capone, in consiglio posti nuovi per l’Idv, che manderebbe Donato Filoni per Galatone e Ferdinando Pedaci, l’ex sindaco di Vernole; per i socialisti, restano in attesa Luigi Calò nel collegio di Corigliano ed Aldo Tarantini di Cutrofianoi; mentre Rifondazione si augura di recuperare un altro posto per Vito D’Argento a Taviano. Cinque i posti, che dovrebbero essere assegnati al Terzo Polo: uno ad Adriana Poli Bortone, l’altro conquistato da Mino Frasca di Nardò, uno assegnato a Giovanni Tundo di Galatone; gli altri due quasi certi per i due di Io Sud, Paolo Cairo e Severo Martini. Fuori da Palazzo dei Celestini, resterebbero due big della vigilia, Salvatore Negro e Francesco Bruni (quest’ultimo a lungo tra i papabili per la presidenza), entrambi uscenti, anche se il primo poi passato nelle fila dell’Udc. Ma tutto resta in sospeso in attesa del risultato del 21 giugno. Intanto è tornato a far sentire la propria voce Lorenzo Ria, che ha fortemente criticato la perdita dei consensi del Pd, a dimostrazione di una gestione del territorio giudicata negativamente dai salentini. Dal Pd, non ci stanno e arrivano le repliche piccate di Alberto Maritati e Cosimo Durante. Il primo giudica “acide” le considerazioni sul voto di Ria e il suo comportamento politico degli ultimi mesi “più adatto all’attenzione di uno psicanalista”: “Non ho sentito ancora – spiega - sue parole, suoi discorsi, che spieghino cosa trova, cosa ha trovato di diverso nel partito che sino a ieri ha duramente avversato. Ha trovato una assenza di oligarchie, di casta, di prìncipi più o meno privilegiati? Ci ha spiegato perché il metodo con cui è stato scelto Gabellone è migliore del metodo con cui è stata scelta Loredana? Ci ha spiegato perché la scelta improvvisa del principe è migliore della scelta operata, a suo dire, dalle oligarchie del Pd? Dimentica di aver partecipato a diverse nostre assemblee in cui si è discusso della scelta del candidato presidente? Ci può spiegare come è nato, da chi è stato elaborato, anzi, qual è il programma di Gabellone?” Maritati chiede a Ria di spiegare l’innovativa che attribuisce al candidato del centrodestra, Antonio Gabellone, pur sottolineando il momento difficile del Pd: “Siamo però soddisfatti – precisa - perché Loredana è pienamente in campo, può vincere, ha l’appoggio e il rispetto di migliaia di cittadini, tantissimi candidati e militanti hanno lavorato e lavoreranno generosamente per lei, non è stata sbaragliata al primo turno come i neo-amici di Lorenzo sbandieravano a destra e a manca. Peccato che Lorenzo non si renda conto di aver generato sofferenza, sia in chi credeva in lui e nelle sue capacità, sia in chi generosamente e caparbiamente lavora, anche senza ricompense e riconoscimenti, per costruire un partito democratico così come è stato ideato ed è tuttora desiderato da molti”. “Le oligarchie ci sono – sottolinea Maritati -, in tutti i partiti, certo anche nel Pd, e lui stesso è parte integrante delle oligarchie e della “casta”, come veniamo chiamati da molti cittadini. Non mi risulta che lui si sia battuto per far sparire le oligarchie. Tanto è vero che è finito in uno schieramento dove esistono addirittura i partiti personali”. Maritati augura a Ria “di trovare nel Popolo della Libertà la stessa generosità nei suoi confronti di cui ha goduto, sempre, tra noi”: “Per ora solo – evidenzia - il principe lo ha voluto e lo ha accolto. Che ci spieghi infine una buona volta perché Berlusconi è meglio di Franceschini, perché Gabellone è meglio di Loredana, sul piano politico, umano, morale, culturale. Ci dimostri che nel Pdl non ha trovato oligarchie vecchie e nuove, che nel Pdl si fanno primarie ad ogni piè sospinto. Soprattutto lasci stare i toni astiosi e rancorosi da ex deluso, che in politica non generano buoni frutti. Lo rendono sempre meno credibile”. E a Maritati si unisce Cosimo Durante, neo consigliere rieletto del Pd: “Non si era visto e non si era sentito in questa campagna elettorale l’on. Lorenzo Ria, che colto dalla sindrome dell’esule romano oggi torna ad interessarsi della Provincia di Lecce. Nessuno come lui conosce bene l’organigramma interno al Partito Democratico per esserci stato dentro fino a qualche settimana addietro, ecco perché mi pare ingenerosa e pretestuosa la sua critica. L’oligarchia a cui Ria si riferisce è forse quella che lo ha fatto diventare e mantenuto per dieci anni presidente della Provincia, o è quella che Egli stesso ha provveduto ad instaurare con una gestione personalistica e decisionista? In attesa che Ria si chiarisca le idee e ci informi, intendiamo solo ricordargli che la tenuta del Partito Democratico nel Salento fa meno notizia del calo del Pdl che non ci sembra abbia ottenuto quell’iniezione di consensi che pure l’on. Ria poteva o doveva portare”. Durante è duro e sottolinea: “La sua fuga nel Pdl non offre al momento spazi di visibilità ed è arrivato il tempo di farsi vedere, sparando addosso al primo che passa per dimostrare di essere un buon tiratore, ma questo non ha nulla a che fare con l’arte della guerra in politica. Per combattere ci vogliono i voti innanzitutto, perché così funziona le democrazia e soprattutto ci vuole il dialogo e la dialettica interna, quelle che mai Lorenzo Ria ha voluto accettare. Invece la politica è questo: è lealtà e coraggio. Quel coraggio che personalmente credo di aver dimostrato andandomi a confrontare per una difficilissima competizione elettorale come quella per il Parlamento Europeo; quella lealtà che mi vede vicino al mio partito anche dopo la mia mancata elezione ad europarlamentare e dopo una critica, spero costruttiva, al partito democratico in Puglia che aveva forse altre preoccupazioni, diciamo prioritarie. Io intanto ho compiuto fino in fondo il mio dovere con le mie sole forze, offrendo un contributo sostanziale alla competizione europea e a quella per le Provinciali. Purtroppo non ho elementi per giudicare il contributo di Lorenzo Ria. E credo che non li abbia nemmeno lui”. | |||||
giovedì 11 giugno 2009
TANTI VOLTI NUOVI IN PROVINCIA IN ATTESA DEL PRESIDENTE - da www.lecceprima.it
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