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| Se solo tre giorni fa il voto ha consegnato al Salento qualche incertezza in più in merito al nome del prossimo presidente di provincia, dando tuttavia importanti indicazioni, meritevoli di considerazione, la tregua post urne è già terminata e si torna a vivere la campagna elettorale. Dieci giorni ancora, per comprendere quale provincia di Lecce si tenterà di costruire nel prossimo quinquennio. Il secondo turno, in apparenza ancora relativamente lontano, ma, praticamente dietro l’angolo, consegna inevitabilmente un ruolo da arbitro alla vera protagonista della campagna elettorale, quell’Adriana Poli Bortone, ora indicata come “signora centomila preferenze”: è lei, infatti, che da sola, senza la collaudata macchina organizzativa dei grandi partiti, ha saputo raccogliere un risultato, che nessuno si attendeva, ma che soprattutto dimostra come abbia pagato un’operazione di ricerca di identità territoriale, esattamente come accade in altri luoghi, con la Lega Nord. In un sol colpo, tra l’altro, l’ex sindaco defenestrata dalla giunta Perrone, ha dimostrato di essere determinante (come si sapeva) a Lecce, per le sorti del comune, ridimensionando il suo successore a Palazzo Carafa, ma anche in provincia, dove a lungo si è snobbato il suo appeal elettorale: l’effetto Poli, dunque, non si è fermato a Lecce, come paventato dai suoi detrattori. E non c’è, al momento, situazione più gustosa per la senatrice di Io Sud di sapersi decisiva per le sorti dei due schieramenti in campo. Sulla carta, gli osservatori danno, però, per acquisito quello che dovrebbe accadere al secondo turno: si dice, infatti, che un elettore della Poli guarda a destra e che non potrebbe mai votare per Loredana Capone e il centrosinistra. Dunque, i voti della Poli sarebbero tutta manna dal cielo per il candidato del Pdl, Antonio Gabellone, che già in vantaggio al primo turno, incrementerebbe ulteriormente il suo distacco, prenotando Palazzo dei Celestini. Ma gli osservatori che danno per acquisito questo risultato sono gli stessi che, di fatto, avevano indicato Gabellone vincente al primo turno intorno al 54% dei consensi totali, sulla scia di fantomatici sondaggi (a proposito, si potranno visionare almeno adesso?) e di una certa imprudenza che lo stesso centrodestra ha più volte manifestato in campagna elettorale; gli osservatori sono sempre quelli che davano la Poli non oltre il 12%. Perciò, calma e sangue freddo con i pronostici scontati e le deduzioni affrettate: in politica, negli ultimi anni, si è visto come fare calcoli e conti “senza l’oste” (in questo caso, gli elettori) non abbia mai portato lontano e se esiste qualcosa di ancora più imponderabile ed incerto in politica, in genere, sono proprio i secondi turni. Si pensi all’esempio recentissimo di Roma, dove Francesco Rutelli, abbondantemente in vantaggio al primo turno, è stato investito al ballottaggio da un’onda inattesa, cavalcata da Gianni Alemanno, che, oggi, fa il sindaco della capitale. È innegabile, dunque, che il vantaggio del Pdl sia considerevole ed importante (e di questo va dato merito al candidato Gabellone, che effettivamente da “signor Nessuno”, come si è simpaticamente definito, ha saputo mettere in coda volti più noti della politica salentina), ma dare per scontato di aver già vinto sarebbe quanto mai incauto. Del resto, sebbene molti ritengano scontato l’orientamento di quel 21% di elettori salentini, che hanno sostenuto la Poli, nessuno sa cosa realmente faranno e se davvero qualcuno si approprierà di quei voti: per usare un’immagine di attualità, non è certo che i voti siano tout court sul mercato. Né tanto meno la senatrice leccese ha voluto indicare un indirizzo preciso a chi ha appoggiato il Terzo Polo. C’è, dunque, l’incognita astensionismo, che rappresenterà il punto nodale della sfida a due Capone-Gabellone: già riscontrato al primo turno, il partito del non voto potrebbe ulteriormente incrementare i suoi “consensi”, visto che c’è una buona fetta che, di fondo, non sembra interessata al responso finale e già si tira fuori dall’ipotesi di accordi elettorali (in buona sostanza, se la vedano tra loro i due contendenti, mentre i terzi godono, magari sotto gli ombrelloni in spiaggia). Dovrebbe esserci in teoria un effetto trainante al voto per via del referendum, ma, per l’appunto, si tratta di pura teoria, visto che dal 1995 in poi l’istituto referendario non ha mai raggiunto il quorum, ostentando una crisi profonda: non si comprende come oggi questa nuova occasione possa fare eccezione rispetto al passato. Ma anche qui, i fatti potrebbero sempre smentire le ipotesi della vigilia. Il vero motore trainante, dunque, al voto sembrerebbero quei comuni salentini al ballottaggio, ossia Copertino e Casarano, con, nel primo caso, un vantaggio per il centrodestra e, nel secondo, il centrosinistra. Largo, perciò, alla corsa alle alleanze: nessuno tra la Capone e Gabellone ha, però, chiaramente avviato un tavolo di trattazione con la Poli, alla ricerca di accordi ufficiali. Entrambi hanno semplicemente richiesto un appoggio elettorale, in base ad una vicinanza di ideali politici alle istanze del Terzo Polo: Gabellone punta allo spazio politico che molti elettori della Poli hanno sempre occupato, ossia quello del centrodestra, la Capone chiede sostegno in base ad un impegno più decisivo nei confronti del Sud, in una sorta di patto naturale a favore del territorio. La Poli osserva e riavvolge il nastro di una campagna elettorale, che giocata da molti sul campo dell’incoerenza, rischia di concludersi esattamente come era iniziata. Risulta, infatti, al quanto bizzarro che il centrodestra possa avanzare la richiesta di un supporto, dopo aver a lungo contestato nelle piazze più la ex alleata che il centrosinistra di governo, con accuse pesanti e personalizzate: non era il sostegno alla Poli un “voto inutile”? In soli tre giorni quei “voti inutili” tornano a far gola? Miracoli di un ballottaggio… Ma anche nel centrosinistra qualcosa scricchiola… nella convulsa assemblea che indicò la candidatura di coalizione di Loredana Capone (per intendersi, la stessa in cui l’ex Lorenzo Ria abbandonò l’aula dopo il proprio duro intervento), dal palco della sala conferenze del centro Emmanuel, volti noti del centrosinistra avevano assicurato di essere pronti a battersi con tutte le proprie forze purché non avesse la meglio “l’idea di meridione della Poli”: ora si scopre che, tutto sommato, quell’idea di meridione non è tanto malvagia, soprattutto se viene utile a riconfermare la provincia. In una campagna elettorale, dove la transumanza dei personaggi è stata la regola, l’imponderabilità del secondo turno rischia di coincidere con l’imponderabilità della transumanza di pensiero. LA POLI PRECISA: “Né CON CAPONE Né CON GABELLONE” E proprio in queste ore arriva l’indirizzo atteso dalla sede di Io Sud. Adriana Poli Bortone ha parlato: “Né con Capone, né con Gabellone”. L’invito della leader di Io Sud è quello di disinteressarsi al ballottaggio a favore del percorso politico del suo movimento. Nessun apparentamento in vista per il 21 giugno: la scelta arriva dall’assemblea di Io sud, tenutasi ieri sera nella sala conferenze dell’Antica Rudiae. L’assemblea ha accolto all’unanimità la proposta del presidente nazionale di Io Sud di non apparentarsi con nessuno dei due candidati che si sfideranno il 21 giugno per la presidenza della Provincia di Lecce e di disinteressarsi del ballottaggio tra Gabellone e Capone. Nel suo intervento la Poli Bortone ha sottolineato lo straordinario risultato ottenuto dal movimento nato solo pochi mesi fa. Un risultato che nessuno si aspettava considerato che non c’era una struttura di partito alle spalle e tutto è stato realizzato con l’entusiasmo e la passione dei candidati, i quali non hanno impiegato ingenti risorse per la campagna elettorale: “Un risultato – ha sottolineato la Poli - che sarebbe stato più forte ed incisivo senza le continue aggressioni verbali e mediatiche o addirittura messaggi in negativo mistificanti”. La senatrice ha ribadito come i fatti le abbiano dato ragione sul fatto che “continua l’opera di esclusione sistematica della componente di An, che nel Pdl si assottiglia sempre più. A risultato conseguito – ha commentato – l’unico sopravvissuto è il consigliere di Ruffano della componente di Mantovano. Una vera debacle per Martella, Coclite, Campobasso, De Carlo mandati allo sbaraglio e tutti tragicamente fatti fuori in un solo passaggio elettorale con un evidente disimpegno degli organismi dirigenti del Pdl”. La Poli ha quindi invitato il movimento a “disinteressarsi del ballottaggio a vantaggio di un percorso politico già segnato come terza via e foriero di un forte radicamento sul territorio. D’altro canto lo stesso presidente Berlusconi ha invitato a disertare le urne per far fallire il referendum”. Il movimento ha anche in programma di rilanciare già nei prossimi giorni la campagna “Compra Sud” che prevede l’invito all’acquisto e al consumo sistematico dei prodotti locali, nonché il rapporto con Banche Popolari e Casse di Risparmio in quanto espressione del territorio di un sistema bancario più vicino al cittadino e all’economia locale. MA IL CENTRODESTRA CI SPERA ANCORA… Nonostante le parole piuttosto chiare della Poli e i voti non più “disponibili”, il centrodestra salentino continua a contare sui voti del Terzo Polo, per rafforzare il peso elettorale di Gabellone, e polemizza con il centrosinistra che starebbe cercando di fare la stessa operazione. L’assessore allo Sport del comune di Lecce accusa la Capone e la sua coalizione di “difetto di memoria”, visto che in virtù di una “bramosa intenzione di raggiungere i voti di Io Sud, si mettono addirittura a pontificare sui nove anni di governo cittadino di Adriana Poli Bortone e del centrodestra”. Alfarano sottolinea come non si possano dimenticare le parole della Capone, di Antonio Rotundo, di Alberto Maritati, che, in occasione delle scorse tornate elettorali, parlavano del “Sacco di Lecce”: il riferimento dell’assessore va alle “valutazioni negative sulla gestione della città e le offese politiche e personali rivolte alla coalizione di governo del capoluogo”, alle “pizziche ballate da tutto il centrosinistra a Parco Corvaglia, impedendo la riqualificazione urbanistica sulla quale così tanto la giunta spingeva”, agli “attacchi strumentali che la nostra amministrazione riceveva in ordine alle vicende dei Boc e del Tribunale di Via Brenta”. Alfarano, pertanto, invita il centrosinistra a recuperare i giornali e gli articoli a firma dei propri esponenti, per “rispolverare un po’ di offese e contumelie, al limite della querela, che venivano rivolte al sindaco, agli assessori e alla maggioranza di centrodestra che governava la città”, definendo “stucchevole” l’atteggiamento del Pd, che rinnegherebbe undici anni di opposizione a Palazzo Carafa: “Tutte le opinioni possono cambiare in politica – precisa -, ma è bene che ciò venga fatto con dignità, a seguito di un processo faticoso di revisione del proprio pensiero. Cambiare opinione su undici anni di governo del centrodestra a Lecce con la stessa naturalezza con cui si beve un bicchiere di acqua fresca non è né ravvedimento politico, né sopraggiunta saggezza. È soltanto opportunismo di cui gli elettori del proprio schieramento, quelli dello schieramento avverso e quello dei leccesi in generale sapranno tenere conto”. Anche Ugo Lisi, vice coordinatore regionale del Pdl, stuzzica il centrosinistra sul responso delle urne, proponendo “un confronto numerico, e quindi oggettivo, sui dati che le forze politiche hanno ottenuto in relazione al recente passato, nel pieno convincimento che il voto dei cittadini è sempre un giudizio sull’operato delle forze politiche, ed in particolare su quelle che hanno l’onore e l’onere di governare”: “Ebbene – sottolinea -, senza andare troppo indietro nel tempo, poiché, altrimenti, anziché parlare di sconfitta dovremmo parlare di catastrofe elettorale, balza subito agli occhi che, tra il 2004 e il 2009, i partiti politici a sostegno del candidato presidente del centrosinistra perdono quasi 80mila voti, passando dai 244.382 del 2004 ai 166.173 del 2009. Se c’è da esserne contenti o festeggiare questo è pienamente legittimo, ma ricorda molto l’aria di festa che sul Titanic respiravano coloro che ballavano e si divertivano incuranti dell’affondamento della nave”. Lisi ribadisce il radicamento a Lecce come nel resto del paese del Pdl e spiega che in provincia si sia “risentito elettoralmente della nascita di un terzo polo che, formato da partiti e personalità cinque anni fa ben strutturati nel centrodestra, ha drenato voti alla coalizione che supporta Antonio Gabellone”: “Ma non v’è ombra di dubbio che la comune storia dei due elettorati, quello di centrodestra e quello del terzo polo – precisa Lisi -, ci fa ragionevolmente sperare che, da qui a qualche giorno, i maggiori motivi di comunanza emergeranno e saranno in grado di mettere in disparte, magari in un cantuccio, le minori motivazioni, per certi versi trascurabili, di divergenza”. | |||||
giovedì 11 giugno 2009
VERSO IL BALLOTTAGGIO: È CACCIA AI VOTI DI ADRIANA?
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da www.corrieresalentino.it
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