Intanto nel Pdl spunta un tris di nomi espressione pura del centrodestra, che potrebbero alla fine scalzare Lorenzo Ria dal ruolo di aspirante presidente della Provincia: i deputati Gino Lazzari e Ugo Lisi e il capogruppo di Forza Italia a Palazzo dei Celestini Antonio Gabellone.LECCE - «E’ offensivo solo pensare che Ria baratti qualcosa a mio vantaggio». Si dice «amareggiata e arrabbiata» per essere finita, anche lei, sulla graticola delle infuocate polemiche politiche degli ultimi giorni. Esce quindi allo scoperto Ada Fiore, sindaco di Corigliano e moglie di Lorenzo Ria, per difendere il marito, ma soprattutto per difendere se stessa. «Il problema è che siamo andati un po' oltre - premette Ada Fiore - E, in questo modo, siamo stati messi tutti sui carboni ardenti, a partire da me e dalla mia maggioranza».
Perché, sindaco, la sua maggioranza al Comune di Corigliano è a rischio?
«No, assolutamente no. Ma solo perché siamo una maggioranza molto compatta».
Che cosa l’ha più rammaricata?
«Il fatto che, ormai, ognuno si sente in diritto di sostenere quello che vuole. Qui c’è la dichiarazione talmente chiara di uno che dice: “Io non credo più ad un progetto politico originario e vado nel gruppo misto”. Su questo, poi, possiamo anche discutere. Ma esiste un malessere che non è solo il suo, è diffusissimo sul territorio».
Tra le voci che circolano c'è quella di un presunto accordo, già chiuso col centrodestra, che includerebbe anche una sua candidatura alle Regionali. Cosa c'è di vero?
«Io sono proprio stanca, perché chi dice questo utilizza me, a seconda dei propri interessi. Se Ria chiede le Primarie, le chiede per me. Se, poi, Ria cambia idea è perché ha raggiunto l’accordo per me alle Regionali. Occorre chiarire che siamo persone che hanno una loro dignità personale e politica: ad iniziare da Ria per finire con me. La verità è che siamo stati lasciati soli, abbandonati in quelle assemblee del Pd, come appestati. Nessuno si può permettere di criticare altri o dire cose che non esistono, perché qui davvero siamo ai limiti della querela. Lo dico davvero con rabbia e amarezza. Le persone ci vogliono bene, e questa è una cosa che difficilmente riusciranno a smantellare».
Lei quindi esclude una sua candidatura?
«Se mi candiderò, deciderò io quando farlo, con chi farlo e, soprattutto, dimostrerò di avere il consenso. Perché non basta candidarsi. Ma, per ora, sono al primo mandato da sindaco, che è la cosa più bella che possa capitare ad un politico, e intendo proseguire questa splendida esperienza. Gli amici di Ria sono amici miei, fino a quando Ria fa comodo a loro. Diventano nemici miei, senza che io abbia fatto niente, quando Ria diventa nemico loro. Le sembra una cosa normale?».
Che cosa avrebbero dovuto fare, invece, nel Pd?
«Forse sarebbe stato il caso che il Pd ricercasse, al proprio interno, le ragioni dell’allontanamento di Ria piuttosto che cercarle sulla mia persona. Io non sono interscambiabile con lui e, soprattutto, non sono oggetto di accordi. La cosa peggiore è che stanno condannando una persona che non ha fatto nulla. L’hanno già condannata a prescindere».
Ma già il passaggio al gruppo misto della Camera è stato vissuto come un tradimento dal centrosinistra.
«Se Ria è arrivato a questo, l’amarezza è più sua che di altri. Quando il presidente della Camera ha annunciato il suo passaggio al gruppo misto, mi ha fatto stare al telefono, in diretta, per ascoltare. So io cosa sta passando. Ria è stato messo accanto ad un fosso e i primi a scavarlo sono stati proprio i suoi amici di partito. Allora le alternative erano: o Ria finiva nel fosso o, come sta facendo, lo ha saltato».