Ma da astuta conoscitrice della politica, l’eurolady sa bene che il consenso effettivo è quello che si misura nelle urne, e, dopo aver lanciato l’asso della propria candidatura, sembra attendere nell’ombra le mosse del Pdl, al quale, peraltro, aveva offerto segnali di intesa, chiedendo la convergenza unanime sul proprio nome, dopo le polemiche e il rifiuto dei mesi scorsi. Al di là delle smentite ufficiali e delle rivendicazioni, presenti in buona parte del Pdl salentino, offeso dalle scelte della Poli, si stanno valutando tutte le ipotesi e qualche esponente si è già espresso con un timido, ma sintomatico “vedremo”. Sì, perché nel centrodestra, convivono anime differenti e sono in molti a ritenere che tra Ria e Poli sia più logico e sensato propendere per quest’ultima: nel primo caso, infatti, si sceglierebbe una persona, che, seppur proveniente dal mondo democristiano, sarebbe espressione di una storia collocabile solo nel centrosinistra (e che peraltro continua a ritenere il suo percorso alternativo a quello che fa capo al premier Berlusconi); a dimostrazione di ciò, appaiono inequivocabili le dichiarazioni della stessa compagna di Ria, Ada Fiore, sindaco e segretaria Pd di Corigliano d’Otranto, dalle quali si evince chiaramente come le scelte del marito siano più frutto di una delusione rispetto al progetto di un partito fallito, che un’adesione al modello berlusconiano; nel secondo caso, sebbene ci siano di mezzo gli ultimi cinque mesi, fatti di tensione ed incomprensioni, la senatrice risponderebbe ai canoni della figura esemplare della storia del centrodestra salentino. Proprio per questo, nel Pdl si inizia a temere il boicottaggio silenzio delle urne rispetto alla scelta di Ria.
E sempre, a proposito di Ria, arriva una dichiarazione dell’onorevole del Pd, Ludovico Vico, che, rivolgendosi direttamente al collega di Taviano, afferma: “Ho letto la tua lettera inviata a Franceschini con la quale abbandoni il Partito Democratico. Pur rispettando le tue autonome decisioni, che tuttavia risultano coerenti con le prospettive che ti sono state offerte dal centrodestra salentino, mi permetto di considerare devastanti le tue argomentazioni, soprattutto in ordine alla soppressione del voto di preferenza, alle liste bloccate per l’elezione in Parlamento. On. Ria, è pleonastico chiedersi chi ha introdotto nel nostro ordinamento democratico il virus della moderna simonia ed illiberalità. Mi dispiace che nella tua solitudine tu abbia smarrito ciò”.
Intanto sul capitolo liste del centrodestra, arrivano alcune precisazioni da parte di Simona Manca, responsabile del coordinamento dei circoli de “La Città”, in merito ad alcune ipotesi emerse sui giornali sulla presenza di una lista autonoma alle prossime provinciali, rispetto a quella del Pdl. Manca puntualizza che “la possibilità che esponenti rappresentativi dell’associazione siano presenti all’interno della lista del Popolo della Libertà è esclusivamente il naturale sviluppo del percorso di costruzione della nuova casa del Centrodestra in cui La Città ha creduto fin dal primo momento”. “Peraltro – prosegue -, non sarà sfuggito a nessuno che manifestazioni, iniziative, documenti che l’associazione ha promosso sono sempre stati accompagnata dai due simboli de La Città e del Pdl ad ulteriore testimonianza di una unità di intenti e di valori con le forze del centro-destra che hanno inteso fondere identità, storie e percorsi politici differenti”.
C’è un aggiornamento anche su un capitolo a sé di questa fase politica, quello identificato ormai come “transumanza”: dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni, anche Luigi Pepe lascia lo scudo crociato, per approdare alla Puglia prima di tutto, siglando di fatto la pace con Fitto e company. Pepe, che, nei mesi scorsi, era stato indicato come il primo nome dell’Udc per Palazzo dei Celestini, si sarebbe sentito spiazzato dalla più recente decisione del partito di sostenere il nome di Stefàno. Si chiude in questo modo un percorso, che aveva già visto l’ex esponente Udeur, migrare dal centrodestra al centrosinistra, dopo essersi visto escludere da una candidatura: oggi compie il percorso inverso, dopo il ripetersi di un’analoga situazione. È l’ennesimo ribaltone di una campagna politica, lunga ancora due mesi. Forse non c’è da meravigliarsi: esiste una scusa per tutto e ogni voto, si sa, può tornare utile, a destra come a sinistra. “Io sto fermo al centro, sono gli altri che si muovono”: lo disse per primo, in tempi, non sospetti l’ex ministro Mastella. Lo ribadirono politici come De Gregorio e Follini. Evidentemente, la spiegazione paga.