Mentre nel Pdl, tutti (o quasi tutti) sembrano far quadrato attorno al nome di Antonio Gabellone, candidato presidente alla Provincia di Lecce per la coalizione, c’è un’area del centrodestra, che non sembra dormire sogni tranquilli: trattasi della zona di riferimento degli ormai ex aennini, che, nell’entusiasmo generale di queste ore, appaiono proiettati su quella che appare una vera e propria ridda interna di emozioni contrastanti, protesa ad esplodere in una lunga (e tutt’altro che serena) resa dei conti. Non è un caso, infatti, che gli unici commenti convinti mancanti di apprezzamento sulla scelta del candidato del Pdl siano quelli degli ex An, rimasti “freddini” e gelidi rispetto alla designazione di Gabellone. Cosa stia effettivamente succedendo nell’area di destra del Pdl, è presto detto: un partito forte sul territorio salentino, con una rappresentanza politica che, in passato, ha toccato nella sola Lecce punte di consenso pari al 20 per cento, oggi si vede espropriato da un riconoscimento ritenuto proprio.
Sì, perché, dopo tanto parlare, il nome del candidato Pdl non è stato un uomo di destra, come a lungo richiesto e paventato nelle discussioni degli ultimi mesi, ma piuttosto un moderato di matrice democristiana: e se nessuno, al momento, sembra voler ridire apertamente qualcosa in merito al nome emerso, nell’elettorato di destra esiste e monta un certo malumore. E la dimostrazione più evidente sta nel fatto che non appena la ex coordinatrice regionale di An, Adriana Poli Bortone, ha sottolineato la non rappresentanza della destra nella scelta di Gabellone e negli assetti politici del nuovo Pdl, le reazioni dei diretti interessati non si sono fatte attendere. Prima fra tutte, quella di Simona Manca, coordinatrice dei circoli “La Città”, che premette come “negli equilibri territoriali del PdL la destra è rappresentata, e che il partito unico è appena nato e gli assetti delle nuove formazioni politiche si correggono sempre nelle fasi di consolidamento e di evoluzione”, e sottolinea che “chi oggi interviene sugli organi di informazione non dovrebbe dimenticare, nelle sue valutazioni, alcuni accadimenti politici più o meno recenti che si riflettono sull’attualità, ad esempio: prima della formazione del partito unico, nell’ambito della stessa area di cui si parla, un’intera classe dirigente sempre apprezzata e premiata dall’elettorato è stata spinta ai margini di An e, forse nelle intenzioni, lo doveva essere anche dal Centro-destra; in fase di individuazione del candidato sindaco di Lecce, per ragioni diverse da comprensibili logiche politiche, sono state ignorate importanti risorse interne ad una Destra che poi alla prova elettorale avrebbe sfiorato il 30 per cento; analogamente, in occasione del dibattito sulla scelta del candidato presidente della Provincia, sono stati posti veti insuperabili su personalità inequivocabilmente di Destra che avrebbero potuto ricevere perlomeno attenzione pari ai nomi alternativi immediatamente proposti”.
Di altro umore, la Lega del Cittadino e dell’Ambiente, che, avendo appreso da un comunicato stampa che il candidato designato della coalizione di centrodestra alla presidenza della Provincia di Lecce sia Gabellone, “ha deciso di non sostenere tale candidatura e di non presentare la propria lista. L’aver designato il candidato presidente con l’investitura dall’alto, senza alcuna consultazione e confronto a nessun livello, costituisce la plateale dimostrazione che il centralismo democratico di togliattiana memoria ha fatto scuola”. In merito, interviene anche Destra di Base, che prende atto della designazione di Gabellone: “Siamo ben consapevoli che questa scelta è stata il frutto naturale di interminabili diatribe intestine e di accesi personalismi che hanno lacerato An nella nostra provincia sino alle recenti clamorose spaccature, con la creazione di movimenti politici esterni al Pdl, che certo non hanno favorito i nostri aspiranti candidati. Siamo convinti che non è con le politiche di bottega, che mirano ad escludere e a prevaricare i più meritevoli, che si fanno gli interessi di un partito, tanto meno quelli di un grande popolo militante come quello di Alleanza Nazionale e dello stesso Pdl”. Dddb punta il dito contro “le riunioni ristrette, anche se tenute nella sede della ex Federazione, organizzate tra pochi al solo scopo di spartirsi i collegi”, che “non possono avere alcuna validità politica e non hanno nessuna utilità elettorale, specie poi se vi restano esclusi i presidenti di circolo e i nostri referenti locali, che rappresentano la parte più importante del partito, specie dal punto di vista elettorale”. Il direttivo di Ddb ha deliberato che “i vertici provinciali del Pdl debbano prendere atto che se si vuole garantire a tutta la base di An (e non ad una sola parte) quel minimo di rappresentanza politica ed elettorale indispensabile per un proficuo e sereno rapporto di collaborazione, allora non si può più evitare di coinvolgere direttamente Destra di Base nelle riunioni provinciali del Pdl”.
In casa Pd, intanto, si osservano i movimenti nello schieramento avversario, ma tengono ancora banco la vicenda Ria e la più recente, che sta vedendo protagonista l’ex candidato sindaco di Casarano, Claudio Casciaro, in odore di essere investito come candidato del Pdl: l’ennesimo pastrocchio che il Pd segue con imbarazzo, ma che, di certo, non vede il partito esente da responsabilità, visto che lo stesso Casciaro era stato lanciato nella corsa elettorale cittadina con entusiasmo dagli stessi vertici, per essere di fatto sostituito in corsa dall’imprenditore locale, Ivan De Masi, che aveva successivamente dato la sua disponibilità a candidarsi e che ora è l’uomo di punta del centrosinistra locale. Anche, insomma, nel centrosinistra, i malumori non mancano, ma si cerca di mantenere compatta la coalizione, per rafforzare il sostegno alla candidata, Loredana Capone.