Provincia, non solo Ria. L’altro “caso” politico all’attenzione degli osservatori della politica è il cosiddetto “laboratorio” di Brindisi, ossia la grande e trasversale convergenza di Udc –Pd - “Io Sud” attorno al nome del candidato alla presidenza provinciale di Massimo Ferrarese, numero uno della locale Confidustria. Un accordo, che, secondo molti, potrebbe aprire scenari interessanti ed inediti su tutto il territorio pugliese ed ovviamente anche nella provincia di Lecce, dove si lavora al rinnovo della giunta di Palazzo Celestini.La questione che si pone è, dunque, capire quanto sia effettivamente percorribile la strada del Terzo Polo alleato, in un eventuale ballottaggio col centrosinistra leccese. Sul tavolo, al momento, non sembra esserci alcun accordo, anche perché c’è un primo turno tutto da giocare, che già riserva molte incognite e rende al momento complessa ogni ipotesi proiettata oltre l’appuntamento del 6 e 7 giugno. Ma non si può nascondere che la sensazione è quella che il ballottaggio sia un’eventualità forte, che necessita di strategie preparatorie da pensare con un certo anticipo.
Del resto, gli indizi in tal senso, possono essere diversi: Adriana Poli Bortone, con la propria discesa in campo, ha lanciato un appello alle forze del Pdl, affinché aderissero alla sua candidatura, ma, pur ribadendo la propria storia di “donna di destra”, non ha chiuso le porte a nessuno, chiarendo come il proprio movimento voglia aprire a chiunque si riconosca nell’opzione meridionalista.
Il centrodestra, per ora, ha risposto picche, anche se dal coordinamento regionale non si è esclusa del tutto l’ipotesi Poli; tuttavia l’accordo brindisino ha rimescolato nuovamente le carte, generando nuovi malumori nel centrodestra salentino, che ora grida allo scandalo e al tradimento, con, in prima linea, il neo coordinatore provinciale Pdl, Cosimo Gallo, a marchiare d’incoerenza la senatrice, “rea” di essere vicesindaco di una giunta di destra a Lecce e di appoggiare un candidato alternativo a quello del Pdl a Brindisi, ma anche con tanti simpatizzanti del Pdl sul piede di guerra per un’alleanza coi “nemici storici”: “Non c’è più religione” sostiene qualcuno crucciato, mentre c’è persino chi non si dice sorpreso. Scene, in sostanza, già viste in contemporanea, sponda Pd, con Lorenzo Ria, altro casus belli. Ma il fatto brindisino, divenuto novello pomo della discordia (anche perché grossi segnali di distensione non si erano visti) tra il Pdl e la Poli, potrebbe tramutarsi nella resa dei conti definitiva tra la senatrice e gli ex compagni di avventura. Si, perché l’accordo su Ferrarese potrebbe essere il pretesto atteso dal centrodestra salentino, per escludere definitivamente l’eurolady dalla giunta comunale di Lecce, come peraltro promesso dal sindaco, Paolo Perrone, che, nei mesi scorsi, aveva lanciato un avvertimento inequivocabile: “Chi non sostiene dal Pdl, va fuori dalla giunta”.
Potrebbe, dunque, essere giunta l’ora del verdetto finale, dopo la fase di studio e i recenti accordi di non belligeranza: in una contesa combattuta a 360° sulle accuse di reciproche “incoerenza”, arriva un altro banco di prova dal sapore di atto di forza. Perché di questo si tratta: l’interruzione di un consiglio comunale, per annunciare la propria candidatura alle provinciali, ha, in fondo, confermato le convinzioni di chi ritiene la Poli la vera “regina” politica di Lecce, capace di muovere le carte a proprio piacimento come meglio crede; il Pdl, dopo gli strali infuocati, indirizzati alla senatrice nelle ultime ore, sembra avere solo due vie d’uscita: o mettere in atto quanto promesso da tempo, ricompattando la coalizione e sciogliendo i tanti nodi, che incombono sulla candidatura alla provincia, rischiando sulla propria pelle l’effetto Poli, o riavviare un dialogo vero con la lady di ferro, ammettendone il peso politico e l’utilità numerica per la riconquista di Palazzo dei Celestini. Anche il centrodestra, insomma, non può camminare nel recinto di scelte non ancora chiare, neanche ai suoi stessi elettori.