Ora, Carlo Salvemini, lascia l’esecutivo del Pd provinciale ma resta nell’assemblea, quella nazionale compresa, dove è stato eletto. Si fa da parte e spiega le ragioni della sua decisione con una lunga e circoscritta lettera inviata direttamente al segretario provinciale del suo partito, Salvatore Capone. Passaggio centrale della sua missiva e che ha spinto l’ex consigliere comunale e Palazzo Carafa a rassegnare le dimissioni, la candidatura a sindaco di Casarano di Ivan De Masi.
“C’è la decisione del Pd di appoggiare la candidatura di De Masi a sindaco di Casarano – scrive Salvemini - una scelta che considero sbagliata e inopportuna, che s’è deciso di portare sino in fondo al di fuori di ogni discussione in sede politica provinciale. Una scelta – aggiunge - che rivela un irrisolto rapporto tra l’autonomia che un partito deve sempre difendere e tutelare, e il doveroso dialogo con il mondo delle imprese che non deve mai trascendere in compiacenza o collateralismo. Una scelta che azzera ogni principio di coerenza di percorso, che mortifica biografie politiche, che lacera la base locale del partito, che ignora un principio cardine della democrazie moderne, quelle del conflitto d’interessi. Una scelta – continua Salvemini - che ho sentito il bisogno di rendere pubblica nell’ingenua speranza di suscitare un dibattito, un confronto, una dialettica. Non ho ricevuto cenno alcuno: o per la giudicata irrilevanza dell’incompatibilità evidenziata. O per la valutata irrilevanza politica del sottoscritto, al quale dedicare tempo e risposte viene considerato evidentemente superfluo. Nell’uno o nell’altro caso capirai bene che non ho molta scelta”.
Ma Salvemini punta il dito anche contro le “acrobazie” del Pd sotto il tendone dei lavori che stanno portando partiti e movimenti politici verso le provinciali di giugno. “C’è la decisione del Pd, da Emiliano in giù – scrive -, di accreditare politicamente il neo movimento Io Sud, prossimo alleato proprio a Casarano e da molti di noi oggi considerato tale anche nell’eventuale ballottaggio a Palazzo dei Celestini. Lo stesso accordo siglato per l’elezioni provinciali a Brindisi sul candidato dell’Udc prelude ad una decisione analoga: in tal senso vanno le interviste di Mazzarano e Sanza di questi giorni. Non è in discussione il peso politico della leadership di Adriana Poli Bortone con la quale tutti, Pd incluso, devono fare i conti. Ma accreditarla come interlocutrice seria e credibile, indicarla come testimonial di un modello di governo locale al quale tributare riconoscimenti e plausi, rappresenta ai miei occhi un acrobazia troppo spericolata. Sono stanco di questo esasperante esercizio di real politik in cui s’esercita il Pd.
Conclude poi la lettera con “l’augurio che queste mia distonia nei confronti del Pd salentino e regionale possa presto interrompersi. Di certo mi sento sempre di appartenere ad un partito che nel mio piccolo ho contribuito a far nascere insieme ad altri milioni di persone. E quindi rimarrò al mio posto nell’assemblea provinciale e in quella nazionale, nella quale sono state eletto”.